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giovedì 30 settembre 2010

Idee chiare.

Si dice che all' Ars alcuni non abbiano capito molto bene i motivi che hanno spinto  Lombardo a votare il si alla  fiducia in Parlamento. Tra questi soggetti, ovviamente, c'è anche Lupo, il fiduciario dell'Opus Dei.  Ma  la dichiarazione più bella della giornata rimane senz'altro quella di PierLuigi Bersani che dice che l'appoggio del Pd a Lombardo è motivato dalla necessità momentanea di un governo tecnico in Sicilia. Chissà però se venendo (finalmente) giù a Palermo lunedì prossimo il segretario la penserà ancora così.

domenica 6 dicembre 2009

Qualche perplessità su certe dichiarazioni di un uomo che continuo a stimare tanto.

Bersani vuole che in Sicilia il Pd segua una sua linea, ma non sono d' accordo sul fatto che quando Lucia Annunziata gli chiede se il Pd è pronto ad alleanze con Lombardo, lui risponda che R L deve prima dichiarare che ogni forma di alleanza con la maggioranza deve essere chiusa.
Che significa questo?
Volere tutti nel Pd non può significare volere proprio tutti tutti, Dio.
Anche se questo il segretario non l' ha detto, beninteso.
Epperò ...

martedì 27 ottobre 2009

SUL NUOVO PARTITO DEMOCRATICO.

Vince Bersani. Rutelli e Binetti stanno per lasciarci. E io ritorno a scrivere su " Il pianoforte", un blog che non vuole stare sulla notizia perché non gli importa poi tanto di starci.
Su queste Primarie qualcosa vorrei dirla. E mi piace, qui, partire dal siciliano Marino, per poi finire col nostro segretario Pierluigi.
Marino è stato bravo. Forse però, questo meccanismo delle primarie che spinge ad un entusiasmo coatto, molto spesso privo di riflessione, ha convinto certuni a votare Marino, oltreché per il programma, anche e sorattutto per esprimere l' esigenza di ripristinare l' etica del voto d' opinione, che però non è che abbia molto a che fare con le primarie. E' preoccupante ammettere che le primarie possano essere un luogo che permette all'elettore di esplicitare un bisogno, che non è semplicisticamente quello del rinnovamento, ma quello di ridare qualità alla democrazia, attraverso un voto che non sia preordinato. Ma se per adesso quello che ci rimane sono le primarie, che tanto ricordano il presidenzialismo americano,. pazienza. Prima o poi la finiremo. E del voto d'opinione se ne occuperà una nuova legge elettorale, sulla quale si discuterà in Parlamento.
Ma torniamo ai nostri candidati e a queste benedette primarie. Per cui, secondo me, la politica deve ripartire da una sana idea di amministrazione. Amministrazione del partito, del territorio e soprattutto delle IDEE. ( Cose che sul " Pianoforte" sono state scritte più volte) . Le battaglie di Marino sono belle e utili, ma hanno ancora un tono romantico che l' Italia non può concedersi.
Il voto a Bersani era dunque necessario.
E adesso non possiamo permetterci di essere scettici. Dobbiamo invece essere pronti a proporci e se neanche stavolta ci ascolteranno, si può sempre decidere di stare da un' altra parte.
Questo partito secondo me può avere da oggi l' ambizione di diventare un luogo d' esperienza.

Prendiamoci questa esperienza. E se non sarà libera, ce ne torneremo da dove siamo partiti.
Auguri a Bersani.

sabato 4 luglio 2009

Apparat.

Bersani sarà anche una candidatura d'apparato. Ma io mi preoccuperei più dello spirito di vendetta che sta pervadendo l'anima del povero Walter Veltroni.
Propongo adesso l'ascolto di un brano del dj tedesco Apparat.
Buon ascolto.

PS: Cliccate sul titolo di questo post per sentire il pezzo di Apparat!

" Ciascuno a suo modo" va bene. Ma quando è troppo, è troppo!

Il Congresso del Pd è vicino.
E la gente comincia a rendere note le proprie psicosi, ovvero le proprie ansie partecipative.
Luogo di discussioni zelanti quanto chiaramente inutili è ORMAI il nostro compagno di vita, FACEBOOK.
E devo ammettere che anche io non ho resistito alla tentazione di commentare il post del professore Di Grado che pubblico qui di seguito:

" IO STO CON FRANCESCHINI.
Io sto con Franceschini.
Persona per bene, Bersani; efficace amministratore, erede d’una tradizione di Realpolitik algida ma oculata, che da Togliatti a Berlinguer e oltre ha governato – e cautamente orientato – le istanze delle classi disagiate e delle élites intellettuali del nostro paese; e ha continuato a farlo con D’Alema, magari con un po’ più di cinismo, forse giustificato dal fatto che l’ex líder maximo e la sua oligarchia ex comunista non avevano più di fronte quelle masse e quelle élites, nel frattempo disgregate e snaturate, e passate al miglior offerente; e allora tanto valeva convertirsi alla politica pura, alle congiure di Palazzo, al Risiko delle reversibili guerriglie partitiche.
Io sto con Franceschini.
Persona per bene anche lui; forse meno stagionato, più genuino, e meno calcolatore, più istintivo, del suo autorevole antagonista. Ma non si tratta di questo; sono altri – e forse decisamente “impolitici” – i motivi della mia scelta. E intanto: Franceschini non ha carisma. Non è un ciurmatore mediatico come Berlusconi né un Robespierre da operetta come Di Pietro. È un uomo come tanti, un uomo comune: qualità, questa, dileggiata nell’Italia della commedia dell’arte ma prediletta nell’Europa dell’understatement, del buon senso, della politica sotto tono, del confronto civile, della moralità non come eroismo ma come normalità.
Franceschini non si atteggia ad ammiccante “papi” né a truce giustiziere, né a manager della politica né a accigliato ideologo, e nemmeno a pragmatico marpione. Ripeto: è un uomo, capace d’incepparsi e arrossire, buono per un paese che aspiri – brechtianamente – a non aver più bisogno di eroi, e per una democrazia che esiga finalmente uomini miti e problematici (com’erano forse, negli anni ’70, personaggi mansueti e accorati, travagliati dal dubbio e dalla responsabilità, come Moro, Berlinguer, papa Montini).
Ma se a modelli e icone dobbiamo fare riferimento, l’attuale segretario del PD fa pensare piuttosto ai fervori del dopoguerra, a politici ispirati e inermi come Parri o Dossetti, e a certi cineasti e scrittori d’allora (perché Franceschini è pure valente scrittore) che con affettuoso pudore ci restituirono l’Italia reale, le memorie e le speranze degli uomini comuni.
E per finire: Franceschini è cristiano ed è fieramente laico. Laico come i veri e sofferti cristiani, non come una vecchia sinistra pronta, proprio perché indifferente alle questioni ultime, ieri a votare l’articolo 7 e oggi a omaggiare la monarchia papalina. E questo per me, dubbioso credente e laico tenace, interessato più ai diritti umani che alle alchimie politiche, vale molto. Moltissimo."

Antonio Di Grado è molto chiaro. E questo è indubbiamente un "esercizio di stile" nobile.
Solo che non siamo all' università. E soprattutto non m' interessa che Franceschini scriva bene o meno.
Per concludere, penso che se io fossi una che conta, in questa società piena di intellettuali liberi, consiglierei loro di continuare a occuparsi di letteratura, " che è meglio", come direbbe un puffo famoso!


PS: Di Grado è un professore brillante, ovviamente.

Nulla è estraneo, nulla è troppo remoto da mettere in pratica.

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Laureata in Lettere presso l' Università di Catania e diplomata alla Scuola d'Arte drammatica " U. Spadaro" del Teatro Stabile di Catania.